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IL CARATTERE
DEL CHIHUAHUA
A cura di Francesco Cochetti, giudice
E.N.C.I. ed allevatore della razza
Se chiedessi ad allevatori di altre
razze qual’ è il carattere del Chihuahua, sono sicuro che riceverei
quelle stesse risposte, che erano anche mie, fino a sei anni fa,
quando ho deciso di iniziare ad allevare questa razza. Viene infatti
naturale associare al cane più piccolo esistente nelle razze
riconosciute F.C.I., un carattere che meglio si addice alla sua
taglia e, quindi, un cane fragile, bisognoso di molte attenzioni,
forse anche isterico, rumoroso e quindi fastidioso.
Beh….,
non è proprio cosi! Madre natura, come sempre, ha provveduto a
stabilire quei corretti equilibri necessari, dettati dalla legge di
compensazione, che permettono al Chihuahua di ben difendersi in caso
di “attentati” o fastidi provenienti da cani di taglia più grande.
Appartenente al 9° gruppo F.C.I., delle razze da compagnia, è per
antonomasia un cane che ama la famiglia, la casa e tutto ciò che è
insito nella vita familiare. Ha una sensibilità innata, credo
esclusiva delle razze di questo gruppo. Quindi come tutte le
“persone”sensibili, risente facilmente degli umori della famiglia,
che assorbe veramente tanto, a tal punto da far capire
inequivocabilmente, dal suo caratteristico sguardo, se c’è
tranquillità o meno dentro la sua casa.
E’
una razza che ha senz’altro la prerogativa di possedere
un’intelligenza, anche se a volte sono un po’ testardi e potrebbero
essere meno ubbidienti di altri. Non amano vivere il loro tempo
libero sulle ginocchia del padrone ma sono predisposti al gioco, a
trascorrere le loro giornate primaverili - estive all’aperto, in
spazi che consentano facilmente di scaricare la loro voglia di
vivere in meravigliose corse e nel gioco che più amano, che consiste
nel rincorrersi l’uno con l’altro.
Da
questi momenti è molto difficile distrarli; mai pensare di poterli
facilmente richiamare all’ordine ottenendo il loro consenso, senza
prima averli fatti sufficientemente sfogare. Non amano invece il
freddo e l’inverno trascorrono tempi brevissimi all’aperto. Dormono
di più e sono ancor più felici se lo possono fare davanti a fonti di
calore.
A
differenza di altre razze da compagnia, difficilmente scelgono quale
proprio padrone il rappresentante più giovane della famiglia; non
sono amanti per eccellenza dei bambini anche se, qualora
decidessero di esserlo, sono dei bravissimi genitori. Il Chihuahua
tende, come i bambini, a decidere quando e come giocare ed è per
questo che è difficile trovare un perfetto binomio.
Alcuni soggetti di questa razza hanno comunque dato un buon
risultato nell’agility. Ho visto qualche Chihuahua in Scandinavia
partecipare a gare di agility con discreti risultati. Questo fa
pensare che forse, la loro natura possa essere leggermente
modificata se non si è troppo deboli nell’educazione in tenera età.
Attenzione però a non essere troppo rigidi, il carattere del
Chihuahua una volta modificato, non si corregge più, ed è la fine!
Si potrebbe rischiare di farlo diventare mordace ed intollerante e
questo aspetto potrebbe condizionare negativamente la carriera a
livello espositivo.
Il
Chihuahua ama, in generale, la compagnia dei suoi simili. Di solito
possono vivere in piccoli branchi, stabiliscono le gerarchie ed i
ruoli all’interno del gruppo e se tutti li rispettano, non hanno
problemi. L’ultimo entrato nel gruppo dovrà comunque fare molta
attenzione al capo branco, perché se non lo farà, potrebbe subire
gravi conseguenze a livello fisico.
Il
carattere, come in tutte le razze, è una componente genetica ed è
quindi facilmente visibile il lavoro dell’allevatore che ha prestato
particolare attenzione alla selezione di soggetti di carattere
equilibrato, predisposti quindi ad intraprendere, senza molti
problemi, la carriera espositiva. Lavoro, che è a mio avviso tanto
importante, o forse di più, quanto la selezione morfologica.
Sono vicino alla razza in una duplice veste, quella di allevatore e
di giudice. Ciò comporta una maggiore criticità con i soggetti da me
prodotti, cosa che dovrebbe essere propria di ogni buon allevatore.
Sono convinto che per poter essere un buon giudice, bisogna essere
stato od essere un buon allevatore. Controllare costantemente
l’evoluzione della razza, essere aggiornato sulle particolarità
peculiari che la interessano, specialmente se si tratta della razza
che si alleva, per la quale gli espositori attendono un contributo
maggiore; questo è a mio avviso il ruolo di un giudice. Questa
duplice veste mi obbliga ad un’attenta osservazione dei soggetti
prodotti nel nostro Paese ed all’estero. Attenta osservazione non
solo nella morfologia ma anche nelle attitudini caratteriali degli
stessi. E’ proprio vero che chi ha ben lavorato sulla componente
caratteriale, ha raccolto i frutti che ormai maturano e matureranno
naturalmente negli anni. Ho potuto verificarlo personalmente, avendo
il piacere di giudicare e di esporre in importanti incontri ad alto
livello tecnico mondiale. Ho imparato a conoscere le linee di sangue
dove si è lavorato correttamente sul carattere, magari sacrificando
a volte, la morfologia. Sono scelte che vanno fatte, se necessarie!
Apprezzo personalmente i colleghi che valutano l’aspetto
caratteriale, dando un giusto peso in sede di giudizio, premiando o
penalizzando lo stesso, laddove necessita farlo. Non possiamo
assolutamente permetterci, quali giudici, di assegnare la qualifica
di eccellente ad un soggetto timido od aggressivo, seppur un
soggetto bellissimo sotto l’aspetto morfologico. Il compito di
giudice è difficile e potrebbe diventare dannoso qualora non si dia
il corretto indirizzo che il codice deontologico di giudice ci
richiede di dare. Ho osservato che in alcune linee americane ci sono
soggetti apprezzabili dal punto di vista caratteriale, Chihuahua
assolutamente nati per essere soggetti da esposizione, facilmente
addestrabili al ring, delle macchine perfette. Sono d’altro canto
però convinto che estremizzando questa attitudine, si va a snaturare
la forte personalità di questo piccolo cane che è la caratteristica
che più piace ai profondi stimatori di questa razza e si potrebbe,
forse, trascurare la selezione di altre caratteristiche essenziali,
quali il tipo. Quindi anche qui è il buon senso dell’allevatore che
deve tutelare la razza. Non dobbiamo permettere, quali allevatori,
di distruggere quelle che sono le caratteristiche che ci fanno tanto
amare “questo piccolo grande cane”.
Un occhio alle nostre razze, giudicando per il
Mondo
A cura di
Francesco Cochetti
per CCC Magazine
Undici anni fa, quando iniziai a
giudicare i Barboni, non avrei creduto, se non magari un giorno
lontano e dopo essere stato abilitato al giudizio di più gruppi di
razze (e non del solo gruppo 9°) , se mai ci fossi riuscito, di
poter essere invitato a giudicare le nostre razze da compagnia in
Paesi come l’Australia od il Giappone, Paesi nei quali le nostre
razze hanno raggiunto un livello qualitativo considerevole. Un
livello su cui soffermarsi, che nei Paesi Europei possiamo ancora
vedere, oltre che nel nostro Paese, nei Paesi Scandinavi, dove
giudico di frequente e nel Regno Unito dove vado spesso come
visitatore e dove avrò il piacere di giudicare per la prima volta
nel Giugno del 2005.
Credo che la cosa più interessante
per me sia stata quella di giudicare, durante i miei viaggi, anche
la razza che attualmente allevo. Ben circa 300, i Chihuahua iscritti
alla “National Specialty” australiana di Aprile, che si tiene ogni
due anni in luoghi diversi del Paese (quest’anno nei pressi di
Sidney) e circa 150 Chihuahua alla “Specialty” giapponese di Agosto,
tenutasi a Nagoya.
Sono stato in Australia due settimane
ed ho giudicato per due weekend consecutivi. Il primo weekend la
“National Specialty “dei Chihuahua. Il primo giorno i peli lunghi ed
il secondo i peli corti. All’incirca metà del totale degli iscritti
erano il primo giorno e l’altra metà il secondo. L’accoglienza e
l’ospitalità è stata esclusiva. Bellissima la cerimonia di
inaugurazione della manifestazione, dove oltre all’ascolto del
nostro inno, di quello australiano e quello messicano, c’è stato uno
spettacolo folcloristico, in costumi locali ed in costumi messicani.
Il livello qualitativo dei Chihuahua
in Australia è medio-alto e direi senza dubbio di aver trovato un
livello degno di considerazione specialmente nei peli corti, dove
tra l’altro ed in generale a mio avviso, è più difficile trovare
soggetti degni di nota. Ottimo il tipo, con buone costruzioni e
belle teste. Si denota una particolare attenzione degli allevatori
australiani ai movimenti. Il mio BISS è un soggetto giovane (al di
sotto di due anni) ed è un ottimo rappresentante per la razza. Dal
movimento sciolto, dal passo lungo che copre tanto terreno, un
soggetto che ha una eccellente costruzione, eleganza ed anche una
bella testa.
Il weekend successivo ho giudicato la
speciale Papillon e Phalene un giorno, con oltre cento soggetti
iscritti, che rappresentava il record delle iscrizioni per il Club.
Buoni nel complesso i soggetti per il tipo. Ottime taglie, buoni i
mantelli in generale. Hanno lavorato molto con le linee europee e
più specificatamente con le linee svedesi, ottenendo soggetti che
possono competere in tutti i ring europei. Un altro giorno ho
giudicato la speciale “Flat faced”, dove un’ eccellente qualità ho
trovato nei Pechinesi e nei Carlini. E’ stato proprio un pechinese
il mio BISS di questa speciale. Soggetto di buona ossatura, ottima
costruzione, bella testa, movimento fluido e buon mantello. Il
Carlino che ha fatto la riserva era anch’esso un soggetto che poteva
competere nei ring più rappresentativi della razza, con un movimento
eccezionale. Anche in queste razze un’attenzione particolare è data
ai movimenti ed alle costruzioni. Ho visitato l’esposizione di
Sidney “Royal”, che dura circa 10 giorni. E’ giudicata da 3 giudici
all rounder, che si dividono le razze presenti ed ho visto anche qua
razze molto ben rappresentate. Bellissimi Fox Terrier a pelo liscio,
allevati in grande scala. L’Australia, oltre ad avere un fascino
naturale straordinario è un Paese con un’ottima cultura cinofila,
molto interessante sotto tanti diversi punti di vista.
Il 2004 è stato il mio anno fortunato
come giudice, perché un altro importante appuntamento mi ha portato
a giudicare in Giappone. Anche là ho giudicato due giorni. Il primo
giorno la “Chihuahua Specialty” ed il secondo giorno Maltesi e
Bouledogue Francesi ad un’esposizione all breed”. Impressionante,
ovviamente positivamente parlando, la qualità dei quasi 100 peli
lunghi che ho giudicato. I peli corti sono numericamente inferiori,
ma anch’essi di buona qualità. Il mio BISS era una femmina di 15
mesi, di tipo eccezionale, bellissime le proporzioni, linea dorsale,
attaccatura e portamento della coda, bella testa e movimento
straordinario. Una femmina che credo ogni allevatore vorrebbe nel
proprio allevamento.
Anche la qualità dei Maltesi e dei
Bouledogue Francesi è di eccellente livello. I giapponesi sono
bravissimi nel toelettare i cani, sempre presentati in impeccabili
condizioni di mantello. Le razze da compagnia, numericamente ben
rappresentate in Giappone non sono molte, ma quelle presenti sono di
notevole livello. Ho visto i più bei Barboni toy che avessi mai
visto al Mondo, specialmente bianchi, con delle perfette
toelettature. Ottimi i Papillons, di eccellente tipo, eleganti e con
ottimi mantelli. Ho visto anche dei buoni Bassotti, specialmente a
pelo lungo. Credo che i Bassotti siano la razza numericamente più
allevata in Giappone, seguita dai Chihuahua a pelo lungo. I
giapponesi amano in generale i cani di piccola taglia.
Un anno indimenticabile, dove ho
vissuto esperienze indimenticabili, che mi hanno dato tante e tante
soddisfazioni al livello cinofilo ed hanno appagato i miei grandi
sacrifici di studi di anni, per poter espletare al meglio una
funzione di grande responsabilità, quella di giudice.
Chihuahuas in Scandinavia Year 2005
by Francesco Cochetti
Year 2005 I was happy to have a lot of
judging appointments in Scandinavian countries. Chihuahuas I judged
in Iceland (National Specialty), Finland, Sweden and Norway
(National Specialty).
I enjoy so much judging my “own” breeds: Chihuahuas and Poodles. And
to judge them in countries where they are well represented, like
they are in the Scandinavian countries, makes the appointment even
more enjoyable.
The quality is getting better as is the quantity too. I have seen
beautiful representatives of the breed in all above mentioned
countries.
My first appointment in 2005 for Chihuahuas was in the
fascinating
Iceland. I was amazed by the extraordinary
beautiful scenery in this country. I was welcomed and treated there
with excellent hospitality. I saw in the few days much of their
nature. This country has still short history in Chihuahua breeding
as they told me that there has been only 10 years of active
breeding! As breeding is young, so were the enthusiastic breeders
too and seem to co-operate very well together. The atmosphere in the
show was great! The entry was fantastic, about 80 Chihuahuas. The
BOBs were both bred in Iceland and were of high quality. They would
easily win in other countries too! Later looking at the catalogue I
saw that there were many imports and their offspring from other
Scandinavian countries and from England.
In the beginning of June I judged in
Finland, on the beautiful island Åland, at a show only for some FCI
groups. I had the pleasure to see my BOB, who is a great finnish
bred bitch, full of type and showmanship, win the BIS. I'm sure
this bitch could compete all over in Europe and be a great winner.
The same I can for sure say for the BOS, always owner bred in
Finland by the same kennel.
I had also high quality in longcoats, BOB was a female bred in
Sweden, with excellent size, very lovely head and real classic
Chihuahua type. The BOS was a male, also bred in Sweden, very young
but full of potential and type.
Second weekend of July I judged in Sweden, in Tvååker, where I had
some lovely dogs too, especially my BOBs. BOB in smoothcoated was a
nice chocolate female, bred in Sweden. The BOB winner in longcoats
was a Swedish bred black male.
My fascinating round of judging appointments in Scandinavia
countries finished in Oslo, Norway, where I judged at their National
Chihuahua Specialty. I was happy to hear that they
got a
record entry of 80 Chihuahuas. I saw also there many excellent
Chihuahuas and the quality was absolutely much better than some
years ago when I judged in Bergen. My BOB and BISS was this time a
longcoated Swedish bred, full of type, well constructed and with a
very good movement. Also my BOB in smoothcoats was a dog who can
compete all over, with a beautiful head and a nice size. My BOSs
were also very nice and what surprised me it was that both BOSs were
bred by the same breeders who have bred the BOBs!!
I can for sure say that Scandinavia has now a good level in
Chihuahuas! Especially Finland in my opinion has an outstanding
level of smoothcoats. I really hope that this big interest there is
now for Chihuahuas, also due to the media and the celebrity
Chihuahua owners, will not do damage to the breed. Unfortunately
many commercial breeders are now popping up. I hope that quantity
will not damage quality.
Giudicando in Paesi lontani…..
di Francesco
Cochetti
Per il secondo anno consecutivo, il
23 e 24 Settembre u.s., ho avuto il piacere e l’onore di giudicare
in Giappone. L’anno precedente avevo giudicato due giorni, il primo
giorno la speciale Chihuahua con circa 150 soggetti iscritti, di cui
circa 120 erano soggetti a pelo lungo e circa 30 a pelo corto ed ho
potuto apprezzarne l’alto livello qualitativo presente nel ring,
soprattutto nella varietà a pelo lungo. Il secondo giorno mi hanno
affidato alcune razze da compagnia tra le quali spiccavano per la
qualità dei soggetti presenti, i Maltesi ed i Bouledogue Francesi.
Quest’anno sono stato nuovamente invitato due giorni a giudicare una
speciale Barboni (i “Toy” sono per lo più l’unica taglia presente
nel Paese) ed il secondo giorno Fox Terrier, Bassotti (esclusi i
nani a pelo lungo, che sono quelli quantitativi più presenti),
Chihuahua a pelo corto, Carlini, Bouledogue Francesi ed anche per
queste razze ho avuto modo di apprezzare il meraviglioso lavoro
svolto dagli Allevatori Giapponesi. L’esposizione si è svolta a
circa 100 Km da Tokio, ai piedi del Monte Fuji, in una cornice
fantastica. La perfetta
capacità di intuire, studiare, indagare, rielaborare e riprodurre ha
consentito a questo popolo tenace e paziente di raggiungere
risultati straordinari nella loro conversione alla modernità. Tutto
il moderno sistema economico e sociale si basa sul lavoro di ogni
singolo individuo in totale e piena dipendenza del gruppo o "famiglia"
a cui appartiene. Il lavoro incessante e comunitario pone la
collettività al di sopra di ogni altro interesse. Ogni azione, in
Giappone, tiene e deve tener conto dell'altro: si usa la mascherina,
quando si è raffreddati, per non propagare la propria virulenza ai
vicini e si usano i guanti alla guida di un'auto che potrà essere
usata da altri. L'inchino è un dovere, sentito e profondo. È un
segno della tradizione e di grande rispetto con cui si sottolinea la
scala gerarchica. Gli evidenti contrasti sociali, il rigore delle
tradizioni, la maniacale propensione all'organizzazione e
all'efficienza, la perfetta armonia dei giardini, l'inquietudine, la
frenesia richiederebbero mesi di permanenza solo per cogliere la
parte superficiale di una cultura millenaria e permeabile fortemente
lontana dalla nostra.
Nelle citta', tra le piu' moderne del Mondo, si trovano quartieri
popolari, regolati dalle vecchie regole di convivenza del passato.
Agli eroi dei fumetti ipertecnologici si contrappongono le figure
delle Geishe, retaggio di una cultura maschilista mai scomparsa!
Ma veniamo ai cani….Oso dire che i
Toy che ho visto in Giappone (70 circa) sono tra i Toy più belli che
abbia mai visto nella mia carriera di giudice ed espositore ed ho
visitato tanti Paesi, tra cui UK, USA ed Australia. 70 soggetti
dalla qualifica di eccellente, preparati in una maniera impeccabile
per la loro toelettatura, senza un pelo fuori posto e condotti da
veri professionisti del mestiere. Anche i Bassotti ed in particolare
i nani a pelo lunghi sono di un notevole livello.
Ottima l’ospitalità ricevuta ed il
cibo. I Giapponesi hanno grandi capacità organizzative e soprattutto
molto gusto nell’allestire le esposizioni che ricalcano in parte lo
stile Americano. Anche il sistema di giudicare è molto vicino a
quello Americano (winners dog and bitch) con la particolarità tipica
del Giappone, che prevede la proclamazione del miglior maschio e
della migliore femmina (senza BOB), fatta eccezione nelle speciali,
dove invece viene giudicato il BISS e quindi il BOB. Anche la
disputa del ring d’onore è assolutamente diversa. Non esistono i
raggruppamenti tipici dei Paesi FCI, ma il best King (miglior
maschio) ed il best Queen (migliore femmina), sia nei cuccioli che
negli adulti. Il best King ed il best Queen cuccioli ed adulti
competono poi, rispettivamente, per il BIS cuccioli ed adulti. E’ un
unico giudice che si occupa dei raggruppamenti, di solito un all
rounder, che giudica questi soggetti ad uno ad uno. Il ring d’onore
ha una durata di circa 3 – 4 ore.
La cultura cinofila è un po’ diversa
dalla nostra. Molti allevatori hanno uno stock in allevamento assai
più ampio di numero di cani rispetto all’Europa e tanti sono anche
degli ottimi toelettatori. Le razze di taglia piccole sono le
predilette dagli allevatori Giapponesi ed in ordine quantitativo le
più rappresentate sono Bassotti, Chihuahua, Papillon, Barboni,
Corgi. La concezione di allevamento prevede un concetto più legato
all’accoppiamento tra soggetti campioni (i titoli di campionato sono
alla base del programma di allevamento e sono per loro fondamentali),
piuttosto che scegliere un programma che sia più legato allo studio
di linee di sangue, che combinate insieme possano dare eccellenti
risultati od al “line breeding”, molto più comune al programma di
allevamento in Europa.
Insomma un Paese pieno di bellezze
naturali, interessante per chi è appassionato di certe razze, di
cultura completamente diversa alla nostra, dove gli allevatori hanno
comprato in passato, investendo tanto denaro, nelle migliori linee
di sangue presenti nel Mondo.
IL CARLINO,
cenni sul carattere
A cura di Francesco Cochetti, giudice
E.N.C.I. del gruppo 9° F.C.I.
Come per l’essere umano, anche per i cani, il carattere è senz’altro
influenzato dalle origini. Le origini del Carlino sono dell’era
precristiana. Possessori di questi esemplari erano gli Imperatori
della Cina. Questi piccoli cani vivevano in ambienti lussuosi, con
la funzione anche di cani da guardia.
La
storia racconta che esistevano tre tipi di cani a canna nasale corta,
allevati in Cina. Il “Lion Dog” che è probabilmente l’attuale
Pechinese, il “Lo-sze” o Foo Dog”, che sembra essere il moderno
Carlino ed il Japanese Spaniel.
Il
carattere di questo piccolo cane è unico. E’ un clown con uno
spiccato senso di “humor”, ma allo stesso tempo ha un portamento
fiero e di grande dignità. E’ sicuramente una razza molto
intelligente ed ama il divertimento e qualsiasi tipo di gioco. Allo
stessa maniera ha una forte volontà di apprendere, di amare e se
viene amato, ricambia quest’amore con una intensità che non ha
eguali.
Le
sue caratteristiche, che lo hanno reso popolare ed apprezzato, quale
cane da compagnia più richiesto nelle famiglie italiane, sono
senz’altro da ricercarsi nei caratteri psicologici tipici ed unici
di questa razza. Portamento fiero, ma allo stesso tempo, giocoso.
Grande intelligenza e disponibilità a farsi educare. Forte desiderio
di essere sempre parte attiva del “branco familiare”. Gusto sia per
le passeggiate, sia per il relax domestico. Inesauribile
predilezione per il cibo che ha volte però potrebbe portarlo a diete
drastiche. Passione sviscerata per i balocchi, che lo rende il più
gradito compagno dei bambini. Predilige anche purtroppo mordicchiare
mobili e pantofole e quindi bisogna non distogliere troppo
l’attenzione dal cucciolo.
Il
suo hobby preferito resta il russare, acciambellato sul grembo, o ai
piedi del padrone. La sua canna nasale corta, caratteristica di
questa razza, accentua sicuramente questa funzione. Il suo peggiore
nemico è chiunque rubi l’attenzione dei suoi padroni, ai quali è
attaccato morbosamente.
Alla fine del 1500, inizio del 1600, la Cina inizia ad esportare
soggetti in alcuni Paesi Europei, quali Portogallo, Spagna, Olanda
ed Inghilterra e questa razza diventa ben presto popolare anche in
Europa. I cinesi hanno all’origine lavorato sui tre tipi di cani a
canna nasale corta, accoppiandoli tra di loro, tant’è che a
tutt’oggi possono ancora vedersi dei cuccioli a pelo lungo o
cuccioli con delle macchie bianche sulla testa.
Intorno al 1800 sono visibili soggetti molto vicini alla descrizione
dell’attuale standard. L’Inghilterra riesce tramite due amanti della
razza, Willoughby e Morrison a creare due linee di sangue che sono
esistite per molti anni nelle genealogie dei Carlini.
Ai
giorni nostri la razza sembra aver raggiunto un buon livello
qualitativo e quantitativo nel nostro Paese. La maggior parte degli
allevatori italiani lavora su linee di sangue anglosassoni e di
Paesi Scandinavi. La nostra cultura purtroppo, non ci agevola
nell’instaurare un sano principio di collaborazione per far sì che
l’allevamento italiano possa raggiungere risultati ambiziosi, che
potrebbero essere ottenuti con la volontà dei nostri allevatori di
mettere insieme il proprio lavoro. Nelle nostre esposizioni italiane,
specialmente nelle speciali di razza, si vedono presenti un buon
numero di soggetti che fanno ben pensare sullo sviluppo della razza,
ma si vede purtroppo molta tensione tra gli allevatori di questa
razza, che sembrano poco concentrati all’incremento dell’allevamento,
sembrando ,talvolta, troppo pieni di protagonismo. Questa strada è
molto pericolosa e potrebbe portare ad una veloce discesa in termini
tecnici di ciò che si è faticosamente ottenuto fino ad oggi.
Ho
giudicato questa razza più volte, in importanti competizioni
internazionali estere, ed ho apprezzato, a differenza di quanto
accade da noi, la collaborazione degli allevatori. Non è importante
a mio avviso, se il cane è allevato da ”Tizio” o da “Caio”, ma è
fondamentale dare il giusto valore tecnico ad un soggetto meritevole,
qualunque sia il suo allevatore.
Sono convinto che soltanto questa sia la strada che possa portare il
nostro allevamento ad essere competitivo con Paesi che hanno ancora
tanto da insegnarci. Mi piacerebbe riflettere insieme su questi
concetti, allevare una razza bella sotto l’aspetto fisico e
psicologico comporta una grande responsabilità!
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